la voce della scuola

la voce della scuola (6)

Uno spazio per le riflessioni sul mondo della scuola con il contributo dei docenti

Domenica, 14 Giugno 2015 08:52

E' finita la scuola!

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Care bambine, care ragazze

Cari bambini, cari ragazzi

 

È finito anche quest'anno scolastico

Ed ogni conclusione ha un momento di bilancio, di ripensamento, di riflessione

Ci sono state gioie e  tristezze, giorni di sole e giorni di pioggia, come la vita che nel suo fluire ci porta di fronte a scenari sempre nuovi, ci pone davanti anche prove difficili e complesse, chiedendoci di essere in grado di fronteggiarle

A voi auguro di ricordare sempre ciò che avete imparato, ciò che i vostri insegnanti vi hanno insegnato e di essere pronti per nuove scoperte nel viaggio della vita

Credete sempre in voi stessi, in ciò che siete e sapete fare 

Credete sempre nei vostri sogni  e lottate per realizzarli, anche quando vi diranno che sono impossibili, anche quando vi diranno che nessuno ci è mai riuscito

Siate sempre portatori di valori positivi senza farvi ingannare dal nulla

Cercate la sfida come ricerca dell'etica, spesso è la via più difficile e impervia, spesso i risultati sono più lenti ad arrivare e per questo più preziosi

Accettate anche la sconfitta, il saper perdere, e fatene tesoro per poter vincere nuovamente

Ricordate che ciò che conta sono i valori immateriali, l'onesta, la rettitudine, la correttezza, la generosità d'animo, quelli che non hanno prezzo perché ci riempiono il cuore 

Lavorate sempre con impegno perché è dal sacrificio e a volte dal dolore che passano i veri risultati

Guardate sempre avanti e con occhi limpidi senza farvi distrarre dalle cose di poco conto

Cercate sempre la vostra isola misteriosa, anche se vi diranno che non c'è 

Se non potete essere un pino sulla vetta del monte

siate un arbusto nella valle,
ma siate il miglior piccolo arbusto
sulla sponda del ruscello.
Siate un cespuglio, se non potete essere un albero.
Se non potete essere una via maestra
siate un sentiero.
Se non potete essere il sole,
siate una stella
non con la mole vincente o fallite.
Siate il meglio di qualunque cosa voi siate

Douglas Malloch

Voi genitori 

Ci affidate i vostri figli che ci sono preziosi, che danno il senso al nostro lavoro, che con noi trascorrono tanti momenti importanti per diventare piccole donne e piccoli uomini

Aiutateci nel nostro cammino perché insieme avremo risultati migliori e potremo prepararli via via a imparare a volare 

I vostri figli non sono figli vostri... sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita.
Nascono per mezzo di voi, ma non da voi.
Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee.
Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perchè la loro anima abita la casa dell'avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni.
Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perchè la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri.
Voi siete l'arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti
Khalil Gibran
Cari insegnantI, cari colleghi
Grazie per il lavoro quotidiano che svolgete, in un momento non facile per la Scuola, che vive grazie al vostro lavoro, alla vostra capacità di ascolto dell'altro, alla vostra dedizione, al vostro saper essere pronti all'accoglienza, alla pazienza

"Leducatore non guida il giovane né agli affari, né ad una vita ricca di successo, né ad un partito politico: egli, lo si intenda rettamente, lo guida a se stesso, cioè a quelle zone più profonde del suo intimo, dove comincia a sentire voci misteriose e sacreEducare non è la mera trasmissione del patrimonio culturale. Codesti valori rappresentano solo il mezzo per sviluppare una più alta capacità di cultura. Per questo devono formarsi lentamente da posizioni interne: intenzioni, atteggiamenti di valore, legame con gli ideali del vero, del bene e del bello. In breve: deve venirne fuori un uomo trasformato e nobilitato. Se leducazione non penetra fino a queste profondità, non è vera educazione, ma, nel migliore dei casi, istruzione".

(Eduard Spranger, Difesa della Pedagogia Europea)

 

Grazie al Consiglio di Istituto, alla Segreteria, al Personale, a tutti quanti hanno collaborato con noi.

L'istituto comprensivo di Pavone, ormai alla fine del terzo anno di costituzione, è diventato punto di riferimento importante, nelle sue 11 sedi, per i suoi 1200 alunni, i 150 dipendenti tradocenti e personale, con un capitale sociale che via via si arricchisce.

Scuola capofila della Mediateca e Centro Territoriale per l'inclusione, punto di riferimento per gli insegnanti del Canavese, agganciato saldamente agli Enti locali, con i quali è stata istituita una Convenzione, ma soprattutto una rete di relazioni che si allargano al Consorzio Inrete, all'ASLTO4, alle Fondazioni Ruffini e San Paolo, alle associazioni di volontariato, dalla Caritas al Centro migranti e molte altre

Un saluto al chi andrà in pensione ed un grazie per tutti gli anni trascorsi nella scuola, per gli anni trascorsi qui che resteranno nel cuore vostro e di tenti giovani che avete aiutato a crescere

Ed un saluto anche a chi si trasferisce in altre scuole con l'augurio che possa continuare proficuamente

Grazie alla Dirigente Scolastica dott.Marzia Giulia Niccoli, che ha guidato l'Istituto spendendosi per noi

Un ricordo a chi ci ha lasciati, in particolari alle giovani mamme e papà, una tristezza infinita, ma noi ne riconosciamo i segni nel profumo dei fiori, nel colore rosso del tramonto, nella bellezza delle stelle

 

E ti diranno parole

Rosse come il sangue, nere come la notte

Ma non è vero, ragazzo,

Che la ragione sta sempre col più forte

Io conosco poeti

Che spostano i fiumi col pensiero

E naviganti infiniti

Che sanno parlare con il cielo

Roberto Vecchioni
 
Un caro saluto
La vicepreside
Maria Paola Borriello
 
Lunedì, 19 Maggio 2014 19:56

La scuola partecipata

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  • La costruzione di un istituto comprensivo è operazione complessa e che richiede tempi lunghi. 
  • Si può indagare sulle motivazioni che ne stanno alla base, anche di risparmio in termini di risorse umane e materiali, sui quali non entro perché esulano dall'argomento, ma non va dimenticato che la sua nascita è legata alla possibilità di offrire opportunità facilitanti per la costituzione di un percorso in qualche modo verticale ai tempi, anni '90, in cui si volevano salvaguardare le scuole collocate in aree montane.
    Oggi, a fronte delle Nuove Indicazioni Nazionali, il comprensivo può essere luogo di applicazione di un curricolo unitario che abbracci la scuola dell'infanzia, primaria e secondaria di primo grado, un ambiente di apprendimento e luogo di lavoro, una comunità professionale della quale ci si senta componente attiva.
    Un'operazione di grande portata soprattutto se, come nel nostro Istituto, si tratta di quasi 60 classi collocate in 11 plessi diversi e cinque comuni diversi.
    Ma soprattutto con circa 150 persone coinvolte fra docenti e personale e 1250 alunni, intorno ai quali ruotano 2500 genitori, una comunità.
    Perché la scuola è formata da persone e tutte loro possono e devono essere messe nelle condizioni di operare nelle migliori condizioni possibili anche per un corretto funzionamento di una istituzione ma soprattutto perché a scuola, come alunni, come docenti, come personale, ci si possa stare bene.
    Ed è quindi fondamentale il sentirsi parte di un progetto comune, sentirsi costruttori, ognuno nel proprio ambito, tasselli che tutti insieme ne compongano un mosaico.
    Mosaico in divenire perché gli scenari di senso verso cui bisogna tendere dovranno essere sempre essere dinamicamente volti verso le migliori forme possibili.
    Una scuola partecipata è quella in cui si comprende l'obiettivo e ci si sente una parte del tutto.
    Questo è ciò per cui si sta operando, espresso in apertura nel nostro Piano dell'Offerta Formativa, con le parole di don Milani “Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali”, nel differenziare la proposta formativa adeguandola alle esigenze di ciascuno, per realizzare un progetto educativo ricco e articolato con la pluralità di esperienze di cui ogni alunno è portatore. Una scuola in cui la centralità della persona trova la sua ragione di essere nel fornire opportunità e supporti adeguati affinché ognuno sviluppi un’identità consapevole e aperta.
    Pur proponendosi come punto di riferimento, questo Piano dell’Offerta Formativa rimane flessibile, aperto al confronto per una ridefinizione partecipata, disponibile all’innovazione, in cammino continuo per formare ogni persona sul piano cognitivo e culturale affinché possa affrontare positivamente l’incertezza e la mutevolezza degli scenari presenti e futuri e per trovare sempre nuove strategie di ascolto, di inclusione, di arricchimento.
    Il Collegio Docenti è l'organo preposto alla definizione didattica, raccogliendo le istanze dei dipartimenti, delle funzioni strumentali, dei fiduciari di sede, delle commissioni, dei consigli di team e di classe, e presso il quale il dialogo e lo scambio di opinioni possono essere fucina delle proposte che saranno scelte come caratterizzanti.
    Scuola dell'autonomia come espressione possibilità di scelta, il che implica di responsabilità e di impegno.
    Suola dinamica e flessibile per potersi confrontare con la complessità del reale e orizzonti ad ampio respiro.
    Scuola che accolga sfide importanti e le faccia proprie grazie al senso di appartenenza, che si consolida nel tempo, mettendosi anche in gioco, col coraggio di scardinare l'abitudine per una scelta.
    Scuola che offra anche risposte alle tensioni del territorio, alle istanze degli utenti, a partire dalle fasce più deboli.
    Scuola aperta all'ascolto, al dialogo, in cui sia possibile sentirsi parte e costruttori attivi.
    Scuola in cui ognuno possa trovare spazio per esprimersi.
    Scuola dell'autonomia in cui si possano riempire i quadri generali di riferimento con la concretezza delle diverse esperienze vissute e con le culture professionali che ognuno di noi ha acquisito.
    Scuola della leadership diffusa, in cui si possano condividere buone pratiche, come presentate durante il Collegio Docenti da due colleghe, in cui un insegnante si rende disponibile a supportare tutti i Consigli di classe durante gli scrutini finali, in cui si affrontino insieme e pure nel rispetto reciproco le diverse scelte dei tre ordini di scuola.
    In cui si possano creare grandi momenti di incontro sul territorio e poi trovare momenti informali per ascoltare le canzoni di una docente e cantarle insieme.
    A questo si vuole tendere, un cammino lungo e complesso e che sta avvenendo grazie al contributo di tanti e di cui forse ora iniziamo ad essere più consapevoli.
    Noi tutti, infanzia, primaria e medie, ci siamo trovati in qualche modo a confluire senza averlo chiesto in una nuova istituzione, noi tutti abbiamo dovuto rinunciare ad una parte della nostra identità, delle nostre abitudini ma al di là della burocrazia che parrebbe imbrigliare, sono molti i momenti in cui noi possiamo essere artefici e motori di sviluppo.
    Io personalmente sono venuta a contatto con moltissime storie diverse, con le variegate sfumature dell'arcobaleno della vita e sono queste che mi hanno insegnato, che mi hanno arricchita e mi hanno resa consapevole di quanto sia importante lavorare il più possibile congiunti e rivolti verso l'altro.
    I passi compiuti insieme sono stati tanti e importanti, ora iniziamo a conoscerci, a confrontarci, a trovare occasioni di scambio, ora iniziamo a raggiungere la consapevolezza di quale sia il senso del nostro Piano dell'Offerta Formativa, di quale sia il quadro che siamo riempiendo di colori nuovi e possiamo tendere davvero alla costruzione del comprensivo.
    Una scuola che al centro metta la persona, sempre.
  • Maria Paola Borriello
Sabato, 17 Maggio 2014 14:08

il coraggio delle imprese africane

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  • censuraE’ passata una settimana dall’evento sul femminicidio e rimangono le emozioni e le sensazioni, che le persone straordinarie  che sono state con noi ci hanno lasciato, ed il senso della scommessa che ci dovrà accompagnare nel nostro lavoro che lavoro non è.
  • Mi ero riproposto di ripercorrere le alquanto incomprensibili (per usare un eufemismo) posizioni della stampa locale nei confronti del nostro istituto e l’avrei fatto a ritroso, ma ritengo sia doveroso adesso riflettere sullo spazio che i giornali ed i mass media hanno dedicato all’evento.
  • Inizierei da alcuni dati oggettivi. Il 9 maggio all’anfiteatro di Montalto Dora erano presenti circa trecento spettatori, fra cui  diversi sindaci e politici locali, rappresentanti delle forze dell’ordine, della ASL TO4, del consorzio in.re.te, di fondazioni del territorio, di associazioni operanti contro la discriminazione nei confronti delle donne. Erano presenti  inoltre numerosissimi docenti, e molti dirigenti scolastici del territorio e della Provincia.
    Sul palco c’era la più grande scrittrice italiana contemporanea, due dottoresse coraggiose che sono fra le promotrici di un protocollo interistituzionale che favorisce l’accoglienza al pronto soccorso di persone appartenenti alle fasce deboli  vittime di violenza.  Un protocollo che si sta diffondendo in tutta Italia grazie alla tenacia ed al coraggio di donne e uomini che in prima linea lavorano nell’emergenza dei pronti soccorsi e delle Procure italiane.  C’era una rappresentante dell’Ufficio Scolastico regionale. Era presente l’organizzatore e la giovane editrice siciliana che porteranno l’evento in Sicilia creando un simbolico e reale ponte far la nostra regione e l’isola. Sulla spinta dell’energia trasmessa dal carisma di Dacia Maraini, dall’entusiasmo e dalla carica delle dottoresse toscane, sono state messe le basi per un progetto pilota che potrebbe prendere l’avvio proprio dal canavese e che dovrebbe vedere l’avvio di un campus di formazione per “sentinelle” che operano nell’ambito scolastico a cura della task force guidata dalla dottoressa Vittoria Doretti.
    4Insomma c’erano tutte le condizioni per un evento che avrebbe dovuto avere  la massima  attenzione da parte degli organi di stampa locali. 
    Invece la presentazione alla stampa dell’evento è stata disertata in massa da tutti i giornalisti. A seguito di un altro comunicato stampa è stata data qualche residua notizia dell’evento e pochissimo è stato lo spazio riservato nei giorni successivi. Alcuni giornali hanno preferito ignorare del  tutto la notizia.
    Gli stessi giornali che il giorno dopo davano grande risalto al salvataggio di tre anatroccoli che rischiavano l’annegamento nella Dora ad Ivrea. Gli stessi giornali che nei giorni precedenti avevano speso notevole quantità di pagine e di inchiostro per raccontare l’arrivo in Canavese di  Jimmi Ghione di “striscia la notizia”. Gli stessi giornali che avevano dedicato intere pagine sulla diffusione di un video privato, senza tralasciare con morbosità i  particolari più pruriginosi, mettendo alla berlina una giovane donna eporediese.
    Mi chiedono perché in questi due anni di mia dirigenza non sia stato dato risalto alle numerose iniziative organizzate dalla nostra scuola mentre  invece non sono mancati articoli anche diffamatori di attacco alla scuola. Le risposte possono essere tante ma forse potrebbe risultare in parte chiarificatore questo bel siparietto avuto con una giornalista e con il redattore di un giornale locale. Forse sarà più chiara la differenza fra chi si piega ai giochi dei piccoli poteri e chi difende con determinazione la scuola libera.
    Dopo la conferenza stampa andata deserta invio il comunicato stampa con il quale diffondo i particolari dell’evento.  Dopo 5 minuti ricevo una email da una giornalista di un giornale locale che scrive:
     “ Ne approfitto per chiederLe se ha ricevuto il nostro invito a partecipare all'iniziativa promossa da anni ormai dal nostro circuito di media locali, denominato (omissis). Fino a due anni fa abbiamo sempre ricevuto adesioni”. Incredulo rispondo:
    “Mi informo venerdì in sede. Spero che non ci siano legami fra le due cose”.
    La giornalista replica: “E' per sapere perché fino a due anni fa c'erano adesioni e poi non ci sono più state. Solo per capire cosa e' cambiato nella scelta.
    Forse come in questo caso non è arrivato l'invito. Per questo mi chiedevo se aveva ricevuto la lettera”.
  • Tralascio la continuazione del dialogo e l’inserimento del solerte redattore che mi fa la sua bella lezioncina sul codice deontologico dei giornalisti assicurandomi la pubblicazione di un articolo sull’evento. Cosa che chiaramente non avviene.
    Credo, e ne sono fermamente convinto, che la dignità di una scuola, dei suoi studenti e degli insegnanti non possa essere svenduta per due articoli o per un po’ di visibilità,  in cambio di qualche copia di giornale acquistato. Continuerò a difendere l’autonomia del nostro istituto nonostante i continui attacchi ed il boicottaggio ad ogni nostra iniziativa e continuerò a farlo denunciando questi episodi e chi abilmente li orchestra.
    Con questo evento abbiamo cercato di dare un segnale forte ,che non voleva essere una vetrina delle vanità, ma piuttosto una dimostrazione di come, con  coraggio, donne e uomini appartenente alla parte sana della società stanno costruendo modelli positivi.  Abbiamo cercato di affermare  la nostra sfida e l’impegno di dare come dirigenti, insegnanti ed operatori del sociale una risposta vera e concreta alla discriminazione verso le fasce deboli della nostra popolazione: donne, bambini, anziani, omosessuali e stranieri.
    Abbiamo cercato, e sono certo ci siamo riusciti, di dare un’immagine positiva del Canavese ai nostri ospiti, perché come dice Elviro Langella abbiamo presentato le “persone belle” che hanno voglia di mettersi in discussione e di cambiare.
    Elviro Langella, siciliano, che curerà l’evento in Sicilia insieme alla giovane editrice Arianna Attinasi arriva da una terra dove forte e coraggiosa è la contrapposizione con i poteri omertosi e le sue parole sicuramente assumono un significato particolare: 
  • “Capisco anche le amarezze delle molte porte sbattute in faccia.
  • Non ultima la diserzione della stampa.
  • Anche se in tutta sincerità, considero questa lacuna nella diffusione dei media una vera nota di merito di questo evento.
  • Non suoni consolatorio un giudizio così singolare.
  • Si può ancora dubitare che i media abbiano una responsabilità nel fenomeno dilagante del femminicidio?
  • Qui in Sicilia dicono: “chi mangia fa molliche”.
  • Voglio dire che chi è impegnato in prima linea nella lotta alla violenza prima o poi non può esimersi dal guardare oltre il velo di Maya, e puntualmente appare evidente che non si può lottare nessuna violenza senza lottare il silenzio, inevitabilmente complice della violenza.
  • Il silenzio dei media, delle istituzioni o di chi semplicemente si trova ad essere testimone suo malgrado.
  • Non posso che scandalizzarmi della sprezzante diserzione dei giornali e dei media locali.
  • Soprattutto in qualità di ospite di questa manifestazione straordinaria, non fosse altro perché rappresentata dalla più nota scrittrice del mondo
  • Guardando con gli occhi imparziali di un osservatore esterno proveniente dalla Sicilia, credo poter rivendicare il legittimo diritto di denunciare il subdolo tentativo della stampa di imbavagliare quel messaggio di altissimo impegno sociale anche a costo di passare sopra con beata strafottenza, su Dacia Maraini che si è spesa con tutta l’autorevolezza della sua cultura sull’emergenza dei crimini dilaganti nel Paese.  
  • Ci sarà pure un limite al comune senso del pudore di queste animelle abili nella disinformazione, al soldo dei politici o piuttosto divulgatori morbosi di gossip e del feticismo della cronaca nera disseminata di orrori e donne spettacolarmente crocifisse sotto un cavalcavia!
  • Potevamo illuderci che l’effetto DOMINO di cui parla Vittoria risultasse facile e senza impedimenti?
  • Le vere tessere del domino che ne garantiscono la vita e la diffusione e consentono concretamente di compattare la squadra, sono le PERSONE BELLE  col loro passaparola, con la loro convinzione e la determinazione ad osare. Un tiepido consenso ahimè, compromette il gioco e rompe d'incanto la magia”.
  • 8Ma noi non abbiamo intenzione di rompere la magia della nostra sfida. Perché come ci ha scritto Vittoria Doretti, da Grosseto: “Quando soffia il vento del cambiamento alcuni costruiscono muri, altri mulini a vento”. Lasciamo agli altri costruire i muri noi siamo gente da mulini a vento. Noi continueremo a impegnarci per creare nella scuola occasioni di crescita e riflessione veicolandole al tessuto sociale del territorio, sforzandoci affinchè  la scuola sia sempre più terreno fertile per iniziative progettuali ad ampio respiro di formazione e ricerca. 
  • E lo faremo di sicuro  perchè…“mi ha colpito il coraggio delle imprese africane” (Dacia Mariani)
Martedì, 15 Aprile 2014 20:37

in difesa della nostra scuola

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BurattinaioSi pone obbligatoria una riflessione sul ruolo che, in questi venti mesi di mio incarico, la stampa ha assunto in relazione ad un azione di delegittimazione dell’operato della dirigenza e di discredito della nostra scuola.
Lo faccio ora, dopo mesi di articoli faziosi, perché per la prima volta oggetto dell’attacco sono stati i nostri studenti. Il riferimento è all’articolo apparso oggi su “La voce” dal titolo BANCHETTE. FURTO DURANTE LA GITA DI TERZA MEDIA.

Lo faccio ora, ma inizio da oggi a denunciare, andando a ritroso, tutta la campagna mediatica che in questi mesi è stata orchestrata contro il nostro Istituto e di cui qualcuno, prima o poi dovrà rendere conto.

Un’analisi attenta dell’articolo ci farà comprendere come spesso un certo tipo di giornalismo puo’ diventare strumento di denigrazione e come  certi giornalisti pur di scrivere a comando
considerino, parafrasando l’attore comico Fred Allen “un essere umano un oggetto avvolto nella pelle”. Perché esseri umani meritevoli di rispetto dovrebbero essere  gli studenti accusati di furto ed i docenti rei di non avere chiesto scusa o il dirigente che non ci ha voluto mettere la faccia. Questo dovrebbe essere scontato, ma non per certi giornalisti.
Il titolo è già una sintesi del tema dominante dell’articolo: un furto durante una gita. Tutto riconducibile a Banchette, alla scuola di Banchette, agli studenti di Banchette, ai docenti di Banchette. Nessun dubbio, nessun piccolo cedimento rispetto alla “verità” che deve in ogni caso essere affermata perché gli oggetti dell’attacco che il grande burattinaio ha individuato non possono essere risparmiati.
In ogni caso è bello aprire l’articolo con il piccolo manipolo di eroi pronti a riconsegnare la dignità ad una terra tradita dai suoi stessi figli, quindici coraggiosi che riporteranno in Toscana il buon nome di Eporedia, quella che il giornalista definisce la “patria”  dei nostri splendidi eroi.
Che poi questa coraggiosa  spedizione e le quattro righe dell’articolo possano garantire  un significativo e gratuito spot pubblicitario ai "famosi" personaggi conta poco per il giornalista. Quello che importa è andare a fondo alla “circostanza allucinante” che spinge il nostro eroe a dire che sarebbe bastato “
un semplice gesto di scuse, aldilà di prove o non prove“. Viene insomma introdotto il concetto della “scusa  a prescindere” della “richiesta di perdono preventivo” al di là delle prove e dei fatti.
Insomma al di là di ogni ragionevole dubbio i docenti avrebbero dovuto chiedere scusa per qualcosa che non si è certi sia riconducibile alla loro responsabilità.
Il  giornalista mostra una profonda conoscenza del fitto carteggio
tra il Museo, Barbiero, la Direzione Scolastica ed il Comune arrivando ad affermare che - nessuno vuol prendersi la briga di metterci la faccia, specie se “non ci sono prove“- Sarebbe interessante capire cosa vuol dire per il giornalista “metterci la faccia” e come fa a sapere che la dirigenza del nostro Comprensivo non si sia mossa, non essendoci prove.
Al povero Sindaco di Banchette che si trincea dietro un telefonico “di questa storia non so nulla” viene addirittura attribuita una fantomatica quanto inquietante “letteraccia” contro di me, indirizzata nientedimeno al “Ministero”. Confidando negli impegni del Ministro spero che la missiva con relativo e meritato richiamo ai miei doveri mi venga recapitata dopo le vacanze di Pasqua.
E così i due obiettivi individuati dal burattinaio sono colpiti.
Poco importa che ad essere principalmente colpiti siano gli studenti delle terze medie di Banchette ed i loro insegnanti che, con sacrificio e passione li hanno accompagnati in gita.
Poco importa che Luigi Tronci direttore del museo mi abbia affermato personalmente che si è accorto della sparizione dei dvd la sera riponendo negli armadi il materiale e non “
all’istante” come strumentalmente dichiarato dal giornalista.
Poco importa che Luigi Tronci smentisca di avere riferito quella frase come riportato nel virgolettato dell’articolo. Sarebbe interessante sapere dall’abile giornalista come si può scrivere una citazione fra le virgolette facendole seguire da una frese del tipo “
riferisce, grosso modo, al telefono”. Le virgolette esprimono una frase compiuta non detta “grosso modo”.
Sarebbe stato forse interessante sapere che il sottoscritto nel breve scambio di informazioni con il Sindaco abbia espressamente detto:
buongiorno,

sicuramente intollerabile se il fatto denunciato dovesse risultare vero. Altrettanto intollerabile se la notizia fosse falsa e gettasse discredito sul nostro territorio e sulla nostra scuola. E' interesse di tutti che la verità emerga. 
Mi aggiorni pure sugli sviluppi e su eventuali denunce pervenute alle autorità giudiziarie. Io, per quanto mi riguarda, cercherò di fare chiarezza su quanto successo.
Cordiali saluti
Antonio Balestra
La verità prima di tutto, senza alcuna reticenza e strumentalizzazioni.

Chiaramente il burattinaio ringrazia.

Sabato, 08 Marzo 2014 15:01

Il coraggio di dire no

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  • IL CORAGGIO DI DIRE NO di Elena Rodda
  • Perché stupirsi?
  • Ho letto con interesse il contributo della collega Irene “Gita scolastica, ultimo baluardo” e devo dire mi ha stupito la sua meraviglia di fronte a un uso smodato del cellulare che ormai è del tutto scontato e normale. Anche noi insegnanti facciamo parte di quella categoria “adulti” (magari anche “genitori”) che ha incoraggiato (o non ostacolato abbastanza)il diffondersi di queste nuove tecnologie usate ed abusate. Siamo noi adulti che abbiamo cedutoai nostri figli(o nipoti), perché tutti ce l’hanno, perché bisogna essere al passo con i tempi, o forse solo per sfinimentotrascurando i pericoli (anche di disturbi relazionali) ai quali esponiamo i ragazzi ma tacitando la coscienza nella patetica illusione che tenerci in contattoci dia la possibilità diintervenire tempestivamente in caso di necessità. Inutile allora rimanere basiti e aspettare le soluzioni da altri adulti, i genitori dei nostri allievi, che condividendo con noi i guasti della società che abbiamo contribuito a creareforse si sentono soli e disarmati e non hanno il coraggio di ammetterlo.
  • Il coraggio di osare con gentil fermezza.
  • “Può la scuola combattere contro tutto il resto?” Nonostante le delusioni e le fatiche non voglio rinunciare a credere nella funzione educativa della scuola per i ragazzi, per noi, per le famiglie. La scuola non deve “combattere contro” ma catturare, incuriosire, sfidare, sedurre proponendo esperienze concrete, coinvolgenti e significative da sostituire alla routine del touchscreenSenza cercare gli “sparuti genitori che osino” proviamo ad osare noi insegnanti magari proponendo la gita agli “audaci” disposti a lasciare a casa il telefonino (sarà una prova di sopravvivenza a tutti gli effetti!). Sicuramente alcune famiglie si opporranno… pazienza! Le motivazioni saranno adeguatamente spiegate, ma la regola mantenuta (d‘altra parte partecipare alla gita non è un obbligo, ma un’opportunità!).Siamo noi insegnanti, sostenuti dai nostri superiori, che dobbiamo cominciare a dire con gentile fermezza dei “No” motivati ma inderogabili, che possono diventare una caratteristica qualificante della scuola nel suo complesso.
  • Quando un divieto apre nuove vie.
  • A proposito di “no” nella nostra classe di scuola primaria, fin dal 1° giorno di scuola, spieghiamo ai bambini che giochini elettronici e no, figurine, macchinine e mostri vari vanno lasciati a casa, perché a scuola si possono fare “altre” belle cose insieme. Così succede che durante l’intervallo le figurine vengano sostituite da carte che i bambini disegnano da soli creando nuovi personaggi e scoprendo la loro abilità; che qualche gruppo inventi storie e poi costruisca pupazzi di carta per rappresentarle; che qualcuno proponga il “gioco dei centrini” e il ginetto venga svuotato e l’aulainvasa da ritagli inimitabili; che qualche altro si impegni in megacornicette geometriche che mai avremmo avuto il coraggio di proporre e via inventando.
  • Anche per le gite ci sono delle regole precise e inderogabili: no ai videogiochi, agli apparecchi per sentire la musica nelle cuffie, ai cellulari (naturalmente!), ai soldi per acquisti individuali quasisempre inutili e, tanto per essere coerenti con una sana educazione alimentare, alle bibite gasate,alle patatine e simili cheattizzano inutilmente la sete. -Cerberi, non insegnanti!- penserà qualcuno e naturalmente qualche critica la mettiamo in conto (sia dai colleghi che dai genitori). Ma posso assicurarvi che durante le gite ci divertiamo moltissimo perché conosciamo molte canzoni e ci piace cantarle insieme, sappiamo anche danzare e quando ci va lo facciamo anche senza musica, e non avendo giochini individuali ci capita di chiacchierare e magari guardare il panorama.
  • Fare squadra.
  • La sfida attuale della scuola non è “spingere contro venti cattivi e fortissime maree” nell’attesa che qualcuno riconosca il nostro sforzo, ma fare squadra tra noi docenti per costruire percorsi educativi condivisi, motivati e motivanti, sui quali conquistare la fiducia delle famiglie per averle alleate.
  • Questo approccio richiede disponibilità, professionalità, competenza che tutti noi insegnanti cerchiamo di mettere in campo, quello che a volte ci manca è il coraggio per osare, il sostegno deicolleghi e le condizioni – penso ai tagli all’orario, all’organico e alle risorse - per organizzare al meglio il lavoro senza dover fare i salti mortali.
  • ER
Venerdì, 28 Febbraio 2014 12:30

Gita scolastica Ultimo baluardo

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  • Gita scolastica
  • Ultimo baluardo
  • Due giorni in montagna con gli studenti, dove la realtà irrompe senza veli
  • di Irene Serracchioli
  • E’ un attimo.
  • Un fotogramma, uno di quegli istanti nei quali ciascuno pensa quel che ciascun altro pensa e tutti sanno che gli altri sanno: siamo fregati.
  • SENZA FIATO
  • Quattro over cinquanta occhi sbarrati di fronte a una tavolata dodicenne: cinquanta ragazzini, cinquanta cellulari, cinquanta sguardi appiccicati a quei cinquanta cellulari, cinquanta dita a scivolare su monitorino con le foto del gatto o delle ultime smorfie.
  • Basiti, i rottamandi adulti constatano un mondo che non conoscono più e che dà presagi inquietanti.
  • Tre ragazze, tre, stanno fuori dal coro: parlano, ridono, fanno discorsi da dodicenni, si raccontano storielle familiari, si scambiano guanti, berretti e confidenze. Aliene.
  • Tutti gli altri, tutti, si riprendono il fiato che era stato loro tolto la notte, ammassato in quella busta dove i crudeli prof ritiravano telefonini lasciandoli boccheggianti (tanta elettronica sul comodino, poi, dava un po’ di brividi, un ronzio alla nuca, la sensazione che mica è salute, molto meglio sbolognarla al collega).
  • Ora, colazione consumata in fretta, riafferrano il maltolto per riprendere a messaggiare compulsivamente, “guardi prof cosa mi scrive Mirco” (“ciao come stai?”), “ma se è di fronte a te…”, “eh eh lo so, lui fa sempre così”.
  • A pranzo il vecchiume insegnante esce dai gangheri: “non voglio vedere cellulari sul tavolo”, e deve urlare e pure minacciare “o il telefono o il piatto”.
  • La sera prima, in albergo con le luci colorate e la musica e tutti saltellanti, ragazzini patetici ballavano esibendo e ondeggiando il loro totem illuminato. Un ultimo sguardo adorante prima della sottrazione notturna.
  • Perfino sciare, a un certo punto, diventava brama di pausa e touchscreen.
  • Ritorno in pullman: venticinque coppie auricolate e concentrate, ciascuno sulla propria musica emessa dal proprio gingillo compulsato. Alla domanda “qualcuno ti verrà a prendere all’arrivo?” la risposta arriva mugugnata, testa bassa dita chattanti e pessima educazione.
  • DENTRO/FUORI
  • Eppure questi adolescenti dentro la scuola sono diversi: carini, educati, dialoganti, spesso distratti ma talvolta riflessivi, intelligenti, perspicaci, capaci, simpatici. L’abitudine alla disattenzione multitasking è la bestia in agguato, sì, ma sgominabile.
  • Sarà che quello è pur sempre un luogo delle regole, dei si può e non si può, dei limiti e delle demarcazioni, dei confini, deliberati insieme ma concreti. E’ un tempo strutturato. Odiato, a volte, e però ultimo baluardo contro noncuranza, sciatteria, indifferenza.
  • Vederli fuori è disincanto illuminante, realtà senza veli, sofferenza e timori.
  • Può la scuola, ci si chiede allora, combattere ancora contro tutto il resto?
  • C’È UN GENITORE?
  • Chissà se è rimasto più di qualche sparuto genitore, in questo Paese, che osi imporre regole, che dica cose antiche come questo sì ma questo no, perché io ho un piano su di te e so parecchie cose più e meglio di te e tu stai alle regole anche se non ti va.
  • Chissà se più di qualche madre e più di qualche padre sopportano un figlio immusonito che magari protesti perché “gli altri sì e io no”, che si ribelli e – vivaddio – consideri i genitori dei seccatori, che reclami e dissenta e recalcitri.
  • Se più di rare isolate famiglie decidono che a tavola si mangi e si chiacchieri e ci si racconti guardandosi perfino negli occhi; che il tablet a scuola no perché la versione di Latino non si copia dalla rete, che se non studi ti becchi 4 e pazienza, dovrai rimediare; che se vuoi fare il figo con l’ultimo modello Apple vai a fare il cameriere e te lo compri; che puoi divertirti addirittura senza app; che primum vivere, deinde fotografare;che puoi sopravvivere all’idea di essere un poco diverso dagli altri e scoprire che addirittura non è male; che se prendi un’insufficienza, o una nota, o una strigliata, non è sempre perché i professori sono cerberi insensibili e pure scansafatiche.
  • E’ che magari, invece, spingono contro venti cattivi e fortissime maree.
  • is

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