Martedì, 04 Novembre 2014 17:42

Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio

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Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio. 

In questo proverbio africano si racchiude il senso di ciò che ci impegna tutti i giorni, prendersi cura di un bambino, nella sua unicità e meravigliosa potenzialità.

Un compito prezioso quello della scuola, degli insegnanti che in ogni momento accolgono le bambine, le ragazze, i bambini, i ragazzi che gli sono affidati per tante ore della loro giornata per aiutarli a crescere e diventare cittadini del mondo.
Un compito che si può svolgere meglio se si lavora insieme, se si lavora per, se si lavora verso.
Insieme alle famiglie innanzitutto, prime artefici dell'educazione.
E nella triangolazione famiglia bambino scuola si ottengono risultati migliori se si instaura una relazione di fiducia, un'alleanza educativa, un lavorare guardando nella stessa direzione.
Senza fiducia non si va da nessuna parte.
Eppure non è un periodo facile per la scuola, troppo spesso sovraesposta nei soli elementi negativi che certo ci sono ma che amplificati minano quel rapporto fiduciario prezioso, quel legame invisibile ma fondamentale che sta alla base di tutto, segnano un muro, tracciano dei confini che sanciscono di fondo un urlare contro.
Ma noi vogliamo credere che si possano costruire ponti.
E amplificare gli elementi positivi.
Perché non pensiamo a quanti giorni, che sono la somma di centinaia di ore, di minuti i bambini e ragazzi trascorrono a scuola con i loro insegnanti.
E molti genitori lo sanno e ci appoggiano e sono risorsa preziosa.
La lettera di una mamma, rappresentante di classe, che scrive...noi siamo qui, se avete bisogno ci siamo.
Un'altra lettera è di un altro rappresentante che scrive a nome di tutta la classe per stringersi attorno ad una mamma in difficoltà.
Se creiamo un ambiente sereno tutti ne traggono giovamento.
Se si affrontano i problemi insieme, insieme si trovano le possibili soluzioni.
Voglio ricordare in una classe le lettere dell'alfabeto appese al muro, le barchette che galleggiano dal soffitto e che porteranno nel mondo i nostri piccoli.
Noi, insieme gli possiamo fornire le ali ma per farlo ci vuole fiducia, una somma di attenzioni che insieme si moltiplicano.
Perché la preoccupazione, per la famiglia e per la scuola è la stessa, mettere al centro il bambino.
Il lavoro nella scuola si fa tutti i giorni, e nulla nella relazione educativa è scontato e banale, nulla può essere decontestualizzato.
Si fa violenza agli stessi bambini, alle loro insegnanti.
E non solo e non tanto perché ad esempio si firma nella scuola media un patto di corresponsabilità educativa. ma perché solo attraverso il dialogo costruttivo, nelle sedi opportune può portare ad una alleanza fra la scuola e la famiglia, attraverso gli organi collegiali, dal consiglio di istituto ai rappresentanti di classe, alle forme di dialogo.
A poco serve la comunicazione urlata che non contribuisce alla serenità di un clima.
Obiettivo √® la costruzione di un capitale sociale, di tutti quei valori, materiali e immateriali che ogni soggetto in causa, o portatore di interesse come si usa dire, pu√≤ portare in campo per la costruzione di un capitale umano, che √® il bene pi√Ļ prezioso al quale possiamo portare.
E con la scuola e la famiglia, il territorio.
Oggi a Pavone la celebrazione della festa del 4 novembre e la fotografia di alcuni cartelloni qui è solo un piccolo esempio di ciò che gli alunni delle tre scuole, la scuola dell'infanzia, la scuola primaria e la scuola media hanno fatto insieme ai loro insegnanti, in un lavoro che è fatto di gesti quotidiani, per accostare ogni ragazzo ai valori della pace, del crescere insieme.
Sono stati letti i nomi dei caduti in guerra della prima guerra mondiale, cognomi che ricorrono, familiari, cognomi come i nostri che ora ci permettono di vivere in pace e ci affidano il compito di custodire i valori di unità, di solidarietà, di fratellanza.
Sono state lette poesie e frasi scritte dai ragazzi.
Si è cantato insieme l'Inno d'Italia e la voce guida era quella di un bambino
Oggi gli occhi che guardavano le loro insegnanti alla scuola primaria di Banchette, mentre si scrivevano in prima le prime parole, mentre si cercavano in terza acrostici da comporre insieme, mentre si dettavano le parole in inglese, mentre si ripassavano i numeri.
Occhi che guardano con fiducia, affidandosi a chi con loro rende ogni giorno una scoperta, occhi neri di una bimba alla quale affidi nel tuo cuore ogni bene, perch√© di bene ne ha visto poco e si fanno le scelte che possano portarla ad essere pi√Ļ serena, occhi azzurri di un bambino che chiedeva di guardare il suo disegno, mani che ti chiamano per farti andare vicina e guardare il loro quaderno.
Tutte le classi che lavoravano nel silenzio, nello stare insieme con garbo.
Solo una connettività sociale può servire per comprendere l'altro anche nelle sue diversità, per aiutarlo nelle sue difficoltà, per trovare insieme soluzioni condivise ai mille problemi che ci possono essere in ogni avventura di crescita e di relazione.
La scuola non sono gli adempimenti amministrativi, pure necessari in una Istituzione, la scuola non è il singolo evento passato sotto la lente di ingrandimento, la scuola è un percorso, la scuola sono le persone e comprenderlo aiuta tutti noi a lavorare con maggiore serenità, a non perdere di vista quali sono i valori fondanti per cui tutti ci attiviamo.
Essere comunità dentro la scuola per poterlo essere nella società.
Comunità è il senso di un incontro tra docenti che se tolto dal contesto e riassunto in poche righe può essere travisato o distorto.
Comunità è cercare insieme soluzioni condivise ai problemi.
Comunità è asciugare gli occhi di un bambino quando ne ha bisogno, è ridere con lui quando è felice, è aiutarlo e avvolgerlo di sicurezza, ogni giorno.
Comunità è ascoltare ogni voce, ma con rispetto, perché ognuno ha una storia passata ed una storia da vivere.
Questo è lo spirito con cui operiamo, costruire ponti.
Maria Paola Borriello

Vicepreside ICPavone

Letto 24461 volte Ultima modifica il Lunedì, 10 Novembre 2014 12:37

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