Sabato, 08 Marzo 2014 15:01

Il coraggio di dire no

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  • IL CORAGGIO DI DIRE NO di Elena Rodda
  • Perché stupirsi?
  • Ho letto con interesse il contributo della collega Irene â€œGita scolastica, ultimo baluardo” e devo dire mi ha stupito la sua meraviglia di fronte a un uso smodato del cellulare che ormai è del tutto scontato e normale. Anche noi insegnanti facciamo parte di quella categoria “adulti” (magari anche “genitori”) che ha incoraggiato (o non ostacolato abbastanza)il diffondersi di queste nuove tecnologie usate ed abusate. Siamo noi adulti che abbiamo cedutoai nostri figli(o nipoti), perché tutti ce l’hanno, perché bisogna essere al passo con i tempi, o forse solo per sfinimento…trascurando i pericoli (anche di disturbi relazionali) ai quali esponiamo i ragazzi ma tacitando la coscienza nella patetica illusione che tenerci in contattoci dia la possibilità diintervenire tempestivamente in caso di necessità. Inutile allora rimanere basiti e aspettare le soluzioni da altri adulti, i genitori dei nostri allievi, che condividendo con noi i guasti della società che abbiamo contribuito a creareforse si sentono soli e disarmati e non hanno il coraggio di ammetterlo.
  • Il coraggio di osare con gentil fermezza.
  • “Può la scuola combattere contro tutto il resto?” Nonostante le delusioni e le fatiche non voglio rinunciare a credere nella funzione educativa della scuola per i ragazzi, per noi, per le famiglie. La scuola non deve â€œcombattere contro” ma catturare, incuriosire, sfidare, sedurre proponendo esperienze concrete, coinvolgenti e significative da sostituire alla routine del touchscreenSenza cercare gli “sparuti genitori che osino” proviamo ad osare noi insegnanti magari proponendo la gita agli “audaci” disposti a lasciare a casa il telefonino (sarà una prova di sopravvivenza a tutti gli effetti!). Sicuramente alcune famiglie si opporranno… pazienza! Le motivazioni saranno adeguatamente spiegate, ma la regola mantenuta (d‘altra parte partecipare alla gita non è un obbligo, ma un’opportunità!).Siamo noi insegnanti, sostenuti dai nostri superiori, che dobbiamo cominciare a dire con gentile fermezza dei “No” motivati ma inderogabili, che possono diventare una caratteristica qualificante della scuola nel suo complesso.
  • Quando un divieto apre nuove vie.
  • A proposito di “no” nella nostra classe di scuola primaria, fin dal 1° giorno di scuola, spieghiamo ai bambini che giochini elettronici e no, figurine, macchinine e mostri vari vanno lasciati a casa, perché a scuola si possono fare “altre” belle cose insieme. Così succede che durante l’intervallo le figurine vengano sostituite da carte che i bambini disegnano da soli creando nuovi personaggi e scoprendo la loro abilità; che qualche gruppo inventi storie e poi costruisca pupazzi di carta per rappresentarle; che qualcuno proponga il “gioco dei centrini” e il ginetto venga svuotato e l’aulainvasa da ritagli inimitabili; che qualche altro si impegni in megacornicette geometriche che mai avremmo avuto il coraggio di proporre e via inventando.
  • Anche per le gite ci sono delle regole precise e inderogabili: no ai videogiochi, agli apparecchi per sentire la musica nelle cuffie, ai cellulari (naturalmente!), ai soldi per acquisti individuali quasisempre inutili e, tanto per essere coerenti con una sana educazione alimentare, alle bibite gasate,alle patatine e simili cheattizzano inutilmente la sete. -Cerberi, non insegnanti!- penserà qualcuno e naturalmente qualche critica la mettiamo in conto (sia dai colleghi che dai genitori). Ma posso assicurarvi che durante le gite ci divertiamo moltissimo perché conosciamo molte canzoni e ci piace cantarle insieme, sappiamo anche danzare e quando ci va lo facciamo anche senza musica, e non avendo giochini individuali ci capita di chiacchierare e magari guardare il panorama.
  • Fare squadra.
  • La sfida attuale della scuola non è “spingere contro venti cattivi e fortissime maree” nell’attesa che qualcuno riconosca il nostro sforzo, ma fare squadra tra noi docenti per costruire percorsi educativi condivisi, motivati e motivanti, sui quali conquistare la fiducia delle famiglie per averle alleate.
  • Questo approccio richiede disponibilità, professionalità, competenza che tutti noi insegnanti cerchiamo di mettere in campo, quello che a volte ci manca è il coraggio per osare, il sostegno deicolleghi e le condizioni – penso ai tagli all’orario, all’organico e alle risorse - per organizzare al meglio il lavoro senza dover fare i salti mortali.
  • ER
Letto 559 volte Ultima modifica il Sabato, 08 Marzo 2014 15:04

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