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Venerdì, 28 Febbraio 2014 12:30

Gita scolastica Ultimo baluardo

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  • Gita scolastica
  • Ultimo baluardo
  • Due giorni in montagna con gli studenti, dove la realtà irrompe senza veli
  • di Irene Serracchioli
  • E’ un attimo.
  • Un fotogramma, uno di quegli istanti nei quali ciascuno pensa quel che ciascun altro pensa e tutti sanno che gli altri sanno: siamo fregati.
  • SENZA FIATO
  • Quattro over cinquanta occhi sbarrati di fronte a una tavolata dodicenne: cinquanta ragazzini, cinquanta cellulari, cinquanta sguardi appiccicati a quei cinquanta cellulari, cinquanta dita a scivolare su monitorino con le foto del gatto o delle ultime smorfie.
  • Basiti, i rottamandi adulti constatano un mondo che non conoscono più e che dà presagi inquietanti.
  • Tre ragazze, tre, stanno fuori dal coro: parlano, ridono, fanno discorsi da dodicenni, si raccontano storielle familiari, si scambiano guanti, berretti e confidenze. Aliene.
  • Tutti gli altri, tutti, si riprendono il fiato che era stato loro tolto la notte, ammassato in quella busta dove i crudeli prof ritiravano telefonini lasciandoli boccheggianti (tanta elettronica sul comodino, poi, dava un po’ di brividi, un ronzio alla nuca, la sensazione che mica è salute, molto meglio sbolognarla al collega).
  • Ora, colazione consumata in fretta, riafferrano il maltolto per riprendere a messaggiare compulsivamente, “guardi prof cosa mi scrive Mirco” (“ciao come stai?”), “ma se è di fronte a te…”, “eh eh lo so, lui fa sempre così”.
  • A pranzo il vecchiume insegnante esce dai gangheri: “non voglio vedere cellulari sul tavolo”, e deve urlare e pure minacciare “o il telefono o il piatto”.
  • La sera prima, in albergo con le luci colorate e la musica e tutti saltellanti, ragazzini patetici ballavano esibendo e ondeggiando il loro totem illuminato. Un ultimo sguardo adorante prima della sottrazione notturna.
  • Perfino sciare, a un certo punto, diventava brama di pausa e touchscreen.
  • Ritorno in pullman: venticinque coppie auricolate e concentrate, ciascuno sulla propria musica emessa dal proprio gingillo compulsato. Alla domanda “qualcuno ti verrà a prendere all’arrivo?” la risposta arriva mugugnata, testa bassa dita chattanti e pessima educazione.
  • DENTRO/FUORI
  • Eppure questi adolescenti dentro la scuola sono diversi: carini, educati, dialoganti, spesso distratti ma talvolta riflessivi, intelligenti, perspicaci, capaci, simpatici. L’abitudine alla disattenzione multitasking è la bestia in agguato, sì, ma sgominabile.
  • Sarà che quello è pur sempre un luogo delle regole, dei si può e non si può, dei limiti e delle demarcazioni, dei confini, deliberati insieme ma concreti. E’ un tempo strutturato. Odiato, a volte, e però ultimo baluardo contro noncuranza, sciatteria, indifferenza.
  • Vederli fuori è disincanto illuminante, realtà senza veli, sofferenza e timori.
  • Può la scuola, ci si chiede allora, combattere ancora contro tutto il resto?
  • C’È UN GENITORE?
  • Chissà se è rimasto più di qualche sparuto genitore, in questo Paese, che osi imporre regole, che dica cose antiche come questo sì ma questo no, perché io ho un piano su di te e so parecchie cose più e meglio di te e tu stai alle regole anche se non ti va.
  • Chissà se più di qualche madre e più di qualche padre sopportano un figlio immusonito che magari protesti perché “gli altri sì e io no”, che si ribelli e – vivaddio – consideri i genitori dei seccatori, che reclami e dissenta e recalcitri.
  • Se più di rare isolate famiglie decidono che a tavola si mangi e si chiacchieri e ci si racconti guardandosi perfino negli occhi; che il tablet a scuola no perché la versione di Latino non si copia dalla rete, che se non studi ti becchi 4 e pazienza, dovrai rimediare; che se vuoi fare il figo con l’ultimo modello Apple vai a fare il cameriere e te lo compri; che puoi divertirti addirittura senza app; che primum vivere, deinde fotografare;che puoi sopravvivere all’idea di essere un poco diverso dagli altri e scoprire che addirittura non è male; che se prendi un’insufficienza, o una nota, o una strigliata, non è sempre perché i professori sono cerberi insensibili e pure scansafatiche.
  • E’ che magari, invece, spingono contro venti cattivi e fortissime maree.
  • is
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